Il perchè di un investimento

novembre 19, 2009

“La parola investimento contiene in sé la parola rischio.” Questa affermazione dovrebbe già rappresentare una risposta per coloro che si chiedano se sia possibile trovare un investimento sicuro. Nel settore economico, l’investimento è, di fatto, un’operazione mediante la quale si mira a raggiungere dei risultati economici tali da determinare un aumento del capitale investito. In mondo degli investimenti è vario e composito, e offre investimenti di vario tipo, da quelli industriali a quelli privati. In ogni caso, è innegabile che il rendimento dell’investimento è connesso al rischio collegato, ecco che la capacità dell’investitore sarà quella di gestire il rischio con astuzia e un pizzico di coraggio.
Depositare il proprio denaro su un conto corrente è di certo comodo, consente di usufruire in ogni istante del denaro, ma è anche la soluzione meno vantaggiosa, dal momento che consente un guadagno medio del 2%. Con i libretti di risparmio si ottiene un guadagno medio del 3%, mentre altri investimenti a basso rischio (come ad esempio i buoni fruttiferi) hanno un guadagno superiore, ma di poco.
Chi possiede una media somma di denaro e vuole guadagnare da questa, deve quindi scegliere cosa e come investire, come e quanto rischiare.
Esistono sul mercato degli strumenti economici che più che investimento, rappresentano una forma di risparmio (libretto di risparmio, futures, derivati, EFT, commodities,…), e altri che invece rappresentano una forma di investimento vero e propria (azioni e fondi, ma non solo..).

Quanto costa un fondo?

novembre 18, 2009

Diciamo la verità, molti di voi quando si parla di fondi si chiedono per prima cosa quanto costi disporre di uno di questi. L’investimento in fondi è un servizio connesso a varie spese, dal momento che comporta dei costi connessi alla retribuzione di livelli di investimento diversi.

Questi costi vengono divisi in due sottogruppi: le commissioni ricorrenti, presenti in ogni fondo e le commissioni una tantum che, invece, nascono da scelte della Sgr.

Le commissioni una tantum vengono applicate nel momento in cui il fondo viene venduto o comprato. Esso è da intendersi come un costo che, nel corso degli anni, viene ammortizzato. Il suo peso, quindi, diminuisce con il tempo. Queste commissioni di sottoscrizione rappresentano di fatto il guadagno della rete di vendita e sono stabilite in funzione della quantità acquistate. Per calcolarle si fa ricorso da un sistema a gradoni, che prevede percentuali minori per quantità maggiori e viceversa. Non tutti i fondi le prevedono, in particolare quelli che ne sono esenti prendono il nome di “no load”. Tra le commissioni una tantum quella che trova maggiore applicazione è la commissione di vendita, che viene considerata migliore di quella di sottoscrizione dal momento che può essere pagata in un momento successivo e che può seguire un andamento decrescente (con rate via via minori). Anche i trasferimenti di quote tra fondi della stessa società sono caratterizzati da commissioni fisse o in percentuale al capitale mosso.

Le commissioni ricorrenti, invece, sono costi collegati a qualsiasi tipo di fondo e sono da intendersi come compenso dei vari livelli di operatività.

Le commissioni di gestione, di fatto, ricompensano la società di gestione ripagando la gestione e l’amministrazione del fondo stesso.

Le commissioni di incentivo, invece, sono previste accanto alle commissioni di gestione. Esse di fatto spettano alla società qualora la stessa raggiunga dei risultati prestabiliti. Di fatto, quindi, è una sorta di ricompensa per il buon lavoro svolto dal gestore.

L’Indice di spesa, costo specificato nel prospetto, rappresenta la maggioranza dei costi connessi ai fondi. Per calcolarlo viene fatto un rapporto tra gli oneri totali del fondo e il patrimonio medio.

Ancora, possiamo citare i costi di brokeraggio. Essi sono da intendersi come costi che vanno a coprire la movimentazione dei titoli (acquisto e vendita).

Il benchmark nel mondo dei fondi: questo sconosciuto

novembre 18, 2009

Da più parti si sente parlare di “benchmark”..cerchiamo di capire bene cosa sia questo valore, alla luce anche delle importanti informazioni che lo stesso ci può fornire.
Questo valore è di fatto un parametro che ci permette in modo oggettivo di analizzare e comparare l’andamento di un fondo comune al fine di valutarne il rischio. Esso di fatto nasce dall’incrocio tra più indici di mercato, ed è in grado di dare informazioni utili e sintetiche sul mercato di riferimento stesso.
In Italia tutti i fondi comuni di diritto devono per legge indicare il benchmark sulla documentazione connessa al fondo e di compararlo con l’andamento del mercato nel complesso. E’ la Consob a stabilire che tale parametro deve essere coerente con il rischio connesso alla tipologia di fondo di cui si tratta. In altre parole, tale dato deve prendere come punto di contatto e di confronto fondi della stessa tipologia.
Questa non è però l’unica caratteristica essenziale per il benchmark. Esso infatti deve essere
- trasparente (ovvero le regole che lo definiscono devono essere chiaramente esplicitate, in modo che le regole matematiche utilizzate possano essere applicate anche dai consumatori che volessero cimentarsi nel calcolo del parametro stesso);
- rappresentativo (nel senso che la composizione del fondo stesso deve essere coerente con la natura del patrimonio stesso);
- replicabile (ovvero creato in modo tale che le attività finanziarie possano essere ricreate e ripresentate, almeno in linea teorica).

Il fondo: dove informarsi

novembre 17, 2009

Avete deciso di sottoscrivere un fondo? Per prima cosa dovete essere sicuri di conoscere tutti i diritti e i doveri allo stesso connessi. La SGR deve per leggere preparare e consegnare agli azionisti il cosiddetto “prospetto informativo”.
Questo documento è compostola tre parti.
La prima offre informazioni sulle caratteristiche legali del fondo stesso, sui soggetti coinvolti e sui dati generali del fondo stesso. In questo capitolo vengono evidenziati anche obiettivi del fondo e requisiti per accedervi. Troviamo quindi specificati i rischi, i costi, le modalità di rimborso, il benchmark.
La seconda sezione contiene una comparazione del percorso storico del fondo e l’analisi del banchamrk nei vari periodo.
A chiudere il documento l’ultima parte, ovvero il modulo di sottoscrizione. Al prospetto informativo si accompagna poi il regolamento. Esso di fatto chiarisce la natura dei rapporti tra partecipanti al fondo e controparti. In esso vengono fissate le peculiarità dell’attività di gestione da parte della SGR. Tra le informazioni contenute in questo documento troviamo quindi
- destinatari del fondo e modalità di accesso;
- organi di controllo;
- strumenti economici di investimento;
- spese da sostenere;
- modalità di pubblicità del valore delle quote.

Naturalmente esistono degli organismo di controllo che vigilano sull’operato delle società di gestione e che analizzano anche la completezza e la correttezza delle informazioni contenute.
Si tratta della Consob (che controlla la correttezza dell’operato della società di gestione e dei soggetti connessi, oltre ad approvare i prospetti informativi prima della loro diffusione, e della Banca d’Italia. Quest’ultima, dopo aver sentito la Consob, autorizza l’attività delle SGR, approvando il regolamento di gestione dei fondi comuni.

Assogestione e la classificazione dei fondi

novembre 17, 2009

Per mettere ordine e chiarezza e per rendere trasparente il mercato dei fondi Assogestione ha creato una vera e propria classificazione, che consente di comparare tra loro le diverse tipologie di fondo, soprattutto in relazione alla loro rischiosità.
Dal luglio del 2003 questa tipologia di classificazione è presente sul mercato. Essa divide i fondi presenti in 5 macrogruppi, che includono un totale di 42 categorie. Le macrocategorie sono le seguenti: azionari, bilanciati, liquidi, flessibili, obbligazionari.
Per ogni categoria è fissato un valore minimo o massimo di rischiosità in relazione al medesimo investimento. Esitono poi delle regole generali, che sono state fissate a priori quali, ad esempio:
- fondi liquidità ed obbligazionari non si possono generalmente investite in azioni;
- fondi bilanciati prevonodo l’investimento in azioni per valori compresi tra lo 0% e il 20% del portafoglio totale)
- i fondi azionari sono investiti in azioni almeno per il 70% del valore totale degli stessi
- i fondi flessibili possono trasformarsi in azioni per valori compresi tra lo 0% e il 100%.
Questi fondi risultano gestiti dalle SGR, società appunto attive nella promozione e nella gestione dei fondi stessi. Tali società fanno capo di solito a gruppi bancari o assicurativi e sono obbligati per legge ad avere un capitale sociale pari ad un milione di euro.
L’obiettivo delle società è quello di dar vita a portafogli per fondi che tengono conti di particolari criteri. Senza pretesa di esaustività, vediamone qualcuno:

- il patrimonio deve essere diversificato, ovvero suddiviso in aree e settori diversi, in modo da diminuire il rischio;
- gli asset devono essere monitorati costantemente e corretti e ridefiniti ove necessario;
- occorre prestare attenzione al momento ottimale per procedere alla vendita o all’acquisto di titoli o azioni.
Alla società si affiancano la banca depositaria, che è il vero e proprio “guardiano dei titoli e delle azioni” e il collocatore, che piazza le azioni sul mercato stesso.

Quale tipologia di fondo scegliere?

novembre 16, 2009

Avete deciso di sottoscrivere un fondo ma non sapete quale?
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza analizzando quali sono le principali offerte del mercato.
Simili ai fondi di investimento, ma diversi per la gestione ai quali sono soggetti. Sono queste le caratteristiche degli hedge fund. Tra gli elementi che distinguono le tipologie di fondo possiamo citare la limitazione all’ingresso (relative al numero di partecipanti che in Italia non può superare i 200 soggetti e alla soglia di investimento minima), la limitazione all’uscita (dal momento che molti hedge fund prevedono un periodo minimo di immobilizzazione dell’investimento), la personalità giuridica (che vede gli hedge fund presentarsi come fondi privati), le strategie di investimento.
Una altra categoria è costituita dai fondi di fondi. In questo caso il soggetto non acquista titoli ma altre fondi, rispondendo al principio di diversificazione, che prevede l’inserimento di 25-30 fondi. Essi consentono anche l’accesso al mondo degli hedge fund, dal momento che ne consentono l’ingresso anche a oloro che non riuscirebbero a superare le barriere all’entrata.
Gli index fund, invece, sono fondi caratterizzati da una gestione passiva del patrimonio. Chi ricorre a tale investimento punta a replicare i risultati, senza andare incontro né a guadagni, né a rischi particolari. Il loro vantaggio è legato alla riduzione anche notevole dei costi rispetto ad un fondo attivo. Essi vengono creati e gestiti cercando di andare a riflettere la composizione del mercato di riferimento.
Gli ETF, invece, sono fondi indicizzati quotati sul mercato (ETFplus in Italia, Amex in USA). Essi si presentano come titoli azionari o fondi comuni. Offrono a chi vi fa ricorso minori costi e possibilità di continua negoziazione.

I fondi comuni di investimento

novembre 16, 2009

Con la legge 77 del 1983 nella nostra nazione vengono istituiti i fondi comuni di investimento. Essi sono riscontrabili nei casi in cui i risparmiatori decidono di affidare il loro denaro ad una SGR (ovvero una società di gestione del risparmio) con personalità giuridica e capitale che risultano separati da quelli del fondo stesso.
Il denaro raccolto viene poi investito in beni mobili che rappresentano il patrimonio del fondo. Ogni sottoscrittore detiene una o più quote di questo patrimonio.
Nonostante esistano varie tipologia di fondo, in ogni caso è possibile asserire che ai partecipanti sono riservati gli stessi diritti e, ad ognuno secondo lo stesso criterio vengono attribuiti perdite o guadagni (in relazione naturalmente alle quote sulle quali il soggetto ha investito).
Un vantaggio connesso a tale tipologia di investimento è insito nella possibilità (se ben consigliati) di trovare una soluzione su misura per la propria voglia o necessità di rischiare ma non troppo.
I parametri che consentono la classificazione dei fondi sono diversi.
Alcuni partono dalla classificazione degli stessi in base ai profitti. Partendo da questa prospettiva, possiamo riconoscere
- fondi a distribuzione dei proventi: in questo caso gli eventuali guadagni vengono direttamente accreditati sul conto del sottoscrittore sotto forma di cedole;
- fondi ad accumulazione dei proventi, che vedono invece i guadagno rimanere all’interno del fondo stesso. Per poterne usufruire il soggetto dovrà vendere le quote.
Una altra possibile classificazione divide i fondi in aperti e chiusi.
I primi sono caratterizzati da una grande variabilità del patrimonio e sono oggi il tipo di fondo più comune. In questo caso nuove sottoscrizioni o domande di rimborso possono modificare velocemente i guadagni.
I fondi aperti possono essere divisi in fondi di diritto italiano armonizzati o non armonizzati UE. Questi ultimi sono caratterizzati da una grande libertà di investimento. I primi, viceversa, sono soggetti a vincoli fissati dalla normativa europea.
I fondi chiusi, viceversa, sono legati all’esistenza di un periodo di rimborso specifico e allo stesso modo la sottoscrizione avviene solo in dati periodi.